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Itp a UlisseFest Genova 2026: sala piena e molto interesse per lo scambio di esperienze dedicato all’Asia centrale

testo di Renato Malaman
foto di Daniela De Rosa, Renato Malaman e UlisseFest

UlisseFest, una bella esperienza a Genova. Densa di contenuti e ricca di scambi! Fra colleghi giornalisti e viaggiatori autorevoli. Con l’editore Lonely Planet alle spalle c’era da aspettarselo. Lonely è una garanzia! Un festival che ha coinvolto tutta Genova, nei più bei palazzi della città dei Doria e degli Spinola…

Gli amici di Italian Travel Press e il presidente Giovanni Stefani in particolare mi hanno chiesto di partecipare e dare un contributo a uno dei tanti incontri del ricco cartellone del festival. Quello organizzato per far conoscere un po’ di più i cosiddetti paesi “Stan”… Ovvero le ex repubbliche sovietiche di Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Turkmenistan e Tagikistan. Luoghi che da sempre hanno attirato la mia curiosità e che, in un paio di casi, ho visitato anche in era sovietica.
Accanto a me il collega Rai Duilio Giammaria (lo si ricorderà a “Petrolio”, la sua trasmissione di divulgazione scientifica che tornerà a novembre, e qualche anno fa a “Uno Mattina”) e il fotoreporter romano Roberto Gabriele, artefice di “Viaggio fotografico” (con cui organizza viaggi a tema in tutto il mondo per amanti della fotografia). Il collega e amico Luca Pollini, di Itp, ha coordinato l’incontro.

Difficile illustrare in un’ora la complessità del “pianeta Stan”, visto che ogni paese ha una sua storia e presenta aspetti di interesse diversi. Legati all’ambiente, ai popoli, alle tradizioni e alla cultura. Non ultimo, alle difficoltà di arrivarci (in Turkmenistan mi era stato addirittura inspiegabilmente negato il visto, prima dell’intervento risolutivo dell’ambasciatore italiano Luigi Ferrari, che mi spronò a inviare una richiesta di spiegazioni al Ministero turkmeno dell’immigrazione).
La carrellata di impressioni e di racconti non si è risolta soltanto in una vetrina turistica per questi paesi centroasiatici. Bensì in un tentativo articolato di farne cogliere anche le contraddizioni, molte delle quali generate nel corso anni del lungo periodo del dominio sovietico, seguito alla sanguinosa “conquista” russo-zarista di questi territori alla metà del XIX secolo.
Si è parlato anche degli effetti devastanti del prosciugamento del lago Aral, disastro ambientale causato dalla scelta di far confluire le sue acque, attraverso la creazione di nuovi fiumi, verso le sterminate coltivazioni di cotone. Disastro oggi aggravato dalle tempeste di sabbia che disseminano i veleni utilizzati come fertilizzanti in più paesi.

Ma si è parlato anche dello sforzo che questi paesi stanno facendo per trovare una identità propria dopo la dissoluzione dell’Urss. Un percorso facile in alcuni di essi, tipo nel ricco Kazakistan, scrigno di materie prime, e in Uzbekistan, dove ormai si arriva molto facilmente grazie al moltiplicarsi di voli e proposte di tour operator. Con la restaurata Samarcanda a far da irresistibile attrattore.

Anche il Kirghizistan, che mantiene di più la sua anima legata alla civiltà nomade, sta facendo molti passi avanti. Sembrano i paesaggi del “pastore errante” protagonista della poesia del Leopardi.  Resta più chiuso (anche per motivi politici) il Turkmenistan, che per contro è quello che offre le bellezze più clamorose, come il cratere di Darwaza (frutto di un sondaggio alla ricerca del gas piuttosto maldestro) e i canyon multicolore di Yangykala, fino a due anni fa chiusi al turismo.
Del Tagikistan si è parlato per l’Alta Via del Pamir, una delle strade più alte del mondo: 700 km con 14 passi da superare, alcuni dei quali rasentano i 5.000 metri.

Alla fine le domande non sono mancate. Una prova che sono molti di più di quelli che avrei immaginato i viaggiatori che hanno in agenda un viaggio in Asia Centrale. Interessati a questo scrigno di bellezze e di misteri che è l’universo degli “Stan”.

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