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Umbria, a Foligno l’enigma di 24 metri: Calamita Cosmica abita la Santissima Trinità

La monumentale opera di Gino De Dominicis ha trovato la sede definitiva nella chiesa settecentesca rimasta incompiuta per secoli. Un incontro sorprendente tra architettura storica e arte contemporanea.

di Giovanni Bosi

Ventiquattro metri di lunghezza, quattro di larghezza, un’anatomia umana perfetta interrotta soltanto da un dettaglio impossibile da ignorare: un lungo naso a becco. Disteso sul pavimento della settecentesca chiesa della Santissima Trinità in Annunziata, a Foligno, il gigantesco scheletro di Gino De Dominicis stabilisce con l’edificio un rapporto potente, quasi straniante. È Calamita Cosmica, una delle opere più singolari e significative dell’arte italiana del Novecento, approdata nella città umbra dopo una lunga peregrinazione attraverso importanti musei europei.

Foligno, Chiesa dell’Annunziata – La Calamita Cosmica

L’impatto visivo è straordinario. La grande navata dell’ex edificio religioso, all’angolo tra via Garibaldi e via dei Molini, accoglie una presenza fuori scala che sembra modificare la percezione stessa dello spazio. La Santissima Trinità, restaurata dopo secoli di inutilizzo e abbandono, diventa così il contenitore di un’opera contemporanea concepita proprio per sottrarsi alle misure consuete.

La scultura è stata collocata nell’edificio secondo polo museale folignate del Centro Italiano di Arte Contemporanea, il Ciac in via del Campanile. Per Foligno e per l’Umbria l’operazione unisce due recuperi: quello di un monumento rimasto a lungo sospeso nella propria incompiutezza e quello della sistemazione definitiva di un capolavoro che ha viaggiato tra grandi istituzioni espositive, dal Mac’s di Mons al Maxxi di Roma.

Foligno, la Chiesa dell’Annunziata

Realizzata nel 1988 da De Dominicis, artista anconetano scomparso nel 1998, Calamita Cosmica è di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, che l’ha acquisita nel 2004. Il titolo “ufficiale” venne attribuito dallo stesso autore in occasione della prima apparizione pubblica dell’opera al Centre National d’Art Contemporain de Grenoble. L’enorme figura è supina. Le proporzioni monumentali trasformano lo scheletro in una creatura difficile da ricondurre alla dimensione umana, nonostante l’esattezza anatomica. A rompere ogni possibile familiarità interviene quel naso lungo e appuntito, simile a un becco, elemento enigmatico capace di spostare immediatamente l’immaginazione verso qualcosa di sconosciuto.

«Un’opera inarginabile», la definisce il critico d’arte Italo Tomassoni, tra i fondatori dell’associazione che rappresenta l’artista e direttore artistico del Centro Italiano Arte Contemporanea: «un essere giunto da altre galassie con fattezze umane, salvo le proporzioni a dismisura e un naso a punta che potrebbe essere di uccello». L’incontro con la Santissima Trinità amplifica questa sensazione. Anche l’edificio che ospita Calamita Cosmica porta con sé una storia inconsueta, segnata da un progetto prestigioso e da un completamento mai avvenuto.

Foligno, la Chiesa della Santissima Trinità in Annunziata

La chiesa monasteriale della Santissima Trinità in Annunziata venne edificata nella seconda metà del Settecento e rimase per secoli in una sorta di limbo. A interrompere questa lunga immobilità fu paradossalmente il terremoto del 1997, in seguito al quale la proprietà passò dal Demanio dello Stato al Comune di Foligno, aprendo la strada al recupero. A ricostruire le ragioni della sua incompiutezza è Fabio Bettoni, professore emerito dell’Università di Perugia. L’edificazione, spiega, si svolse tra il 1760 e il 1775 ad opera dei maestri muratori Pietro e Giuseppe Buccolini, sulla base del progetto dell’architetto Carlo Murena. Una firma prestigiosa, accompagnata però da un contratto con le maestranze locali rigorosamente circoscritto alle parti murarie.

Le decorazioni in stucco sarebbero state scelte successivamente dalle monache del monastero. Il programma, tuttavia, non arrivò al traguardo. Dopo dodici anni l’edificio era ancora al rustico e Murena era morto. Le religiose decisero allora di sospendere i lavori, con l’intenzione di riprenderli «a miglior tempo ed allorché si trovassero più commode ancora del denaro». Quel momento, però, non arrivò mai e la chiesa rimase sostanzialmente così. Il sisma del 1997 ha finito dunque per rappresentare l’inizio della sua rinascita. Secoli dopo l’interruzione del cantiere, la Santissima Trinità ha trovato una nuova funzione, senza perdere la forza della propria architettura. E proprio la condizione di edificio rimasto spoglio e incompiuto contribuisce a rendere ancora più sorprendente il confronto con l’opera di De Dominicis.

Calamita Cosmica e la Santissima Trinità sembrano così completarsi proprio attraverso le rispettive anomalie

Il dialogo appare quasi costruito sulla sproporzione. Da una parte un’architettura del Settecento nata come chiesa monasteriale e mai portata alla completa definizione decorativa; dall’altra un essere lungo ventiquattro metri, anatomicamente umano e contemporaneamente impossibile, disteso nello spazio come una presenza proveniente da una dimensione differente. Del resto, difficilmente Gino De Dominicis potrebbe essere ricondotto a categorie artistiche rassicuranti. Protagonista controverso dell’arte italiana del secondo dopoguerra, personalità eccentrica e indipendente, venne definito dal pittore tedesco Anselm Kiefer «egli stesso opera d’arte senza fine, originaria e carica di segreto».

Pittore, scultore, filosofo e architetto: così De Dominicis amava definirsi, utilizzando nel corso della propria esperienza diverse tecniche espressive e mantenendo una radicale autonomia rispetto alle correnti contemporanee. Non volle associare il proprio lavoro alle pratiche artistiche dominanti, dalla pop art all’arte concettuale, quest’ultima apertamente respinta e irrisa.

Foligno, la Chiesa dell’Annunziata

Calamita Cosmica conserva pienamente questa irriducibilità. Non è soltanto una scultura gigantesca e neppure una semplice esasperazione delle proporzioni del corpo umano. La sua presenza interroga lo spazio, altera la scala dell’architettura, mette lo spettatore di fronte a qualcosa di riconoscibile e simultaneamente inspiegabile.

A Foligno questo gigantesco scheletro ha finalmente smesso di viaggiare. La sua casa è un edificio che, a sua volta, ha atteso per secoli una nuova esistenza. Calamita Cosmica e la Santissima Trinità sembrano così completarsi proprio attraverso le rispettive anomalie: un capolavoro fuori misura dentro una chiesa rimasta incompiuta, due storie lontanissime che l’arte ha fatto incontrare.

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