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Monferrato, l’alleanza del vino ridisegna il futuro delle colline Unesco: patto tra i Consorzi protagonisti della filiera

di Giovanni Bosi

Tre Consorzi, una sola visione: fare sistema per trasformare il vino in motore economico, sociale e turistico dell’Alto Monferrato. Le dolci colline che disegnano l’orizzonte del Monferrato non sono soltanto un paesaggio da cartolina. Dal 2014, anno del riconoscimento a Patrimonio Mondiale dell’Umanità, rappresentano un ecosistema complesso dove viticoltura, cultura, identità e turismo si intrecciano in un equilibrio delicato. Oggi, proprio da queste colline, parte una nuova sfida: costruire un modello integrato di sviluppo territoriale capace di rilanciare l’Alto Monferrato attraverso la forza del vino.

A guidare questa svolta sono proprio i tre Consorzi che rappresentano la quota maggioritaria del vigneto locale, che hanno scelto di unire le forze per affrontare le trasformazioni del mercato e del contesto socioeconomico con una strategia condivisa. Non più approcci frammentati legati alle singole denominazioni, ma una visione corale, capace di rafforzare la competitività del territorio nel suo insieme. Così, quello in calendario al Teatro Ariston di Acqui Terme per il 3 marzo, è ben più di convegno: è l’evento che segna l’avvio di un percorso di sviluppo e valorizzazione dell’area condiviso. Sul tema “Il futuro del Monferrato nasce dal vino – Economia, società, paesaggio”, l’iniziativa supera la dimensione della singola denominazione per adottare una visione integrata e sistemica, puntando a far riconoscere nella filiera vitivinicola il baricentro economico, sociale e culturale del territorio.

Cantine Aperte

Fare sistema per generare reddito stabile
Alla base dell’accordo c’è una consapevolezza chiara: la sostenibilità economica delle denominazioni dipende direttamente dalla capacità dei territori di produrre reddito agricolo stabile e competitivo. “Questa iniziativa nasce dalla consapevolezza che la sostenibilità economica delle nostre denominazioni dipende in modo diretto dalla capacità dei territori di generare reddito agricolo stabile e competitivo – afferma Paolo Ricagno, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Acqui – fare sistema significa valorizzare le produzioni, rafforzare le filiere locali e creare nuove opportunità per le imprese vitivinicole e l’indotto. Solo attraverso una visione condivisa è possibile attrarre investimenti, migliorare la redditività delle aziende e costruire condizioni strutturali di crescita, restituendo al Monferrato un ruolo centrale nell’economia vitivinicola e nello sviluppo dei territori rurali”. Non si tratta dunque soltanto di promozione enologica, ma di un progetto strutturale che punta a consolidare le filiere, attrarre capitali e creare nuove opportunità occupazionali, in un’ottica di medio-lungo periodo.

Un piano triennale per la competitività
Il 3 marzo sarà insomma un passaggio chiave. Durante l’incontro verranno presentate le linee guida di un piano triennale che mira a riportare al centro la competitività e il posizionamento delle denominazioni del territorio, aprendo un dialogo strutturato con le istituzioni regionali e nazionali per definire politiche di sostegno a medio termine. “Questo convegno rappresenta un passaggio strategico all’interno di un progetto più ampio di rilancio dell’Alto Monferrato – spiega Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato – il vino è il baricentro economico, sociale e culturale di queste colline patrimonio Unesco e deve essere interpretato come un fattore abilitante capace di generare valore lungo tutta la filiera. Il dialogo tra consorzi, istituzioni e mondo accademico ci permette di trasformare questa visione in progettualità concrete». Il concetto chiave è proprio quello di “fattore abilitante”: il vino come leva capace di attivare sinergie tra agricoltura, turismo, formazione, ricerca e servizi.

Degustazioni

Enoturismo, il ponte tra prodotto e paesaggio
Tra le direttrici più strategiche del piano emerge con forza l’enoturismo, individuato come strumento privilegiato per connettere prodotto, paesaggio e identità locale. In un’epoca in cui il viaggiatore cerca esperienze autentiche, il Monferrato può offrire molto più di una degustazione: può proporre un’immersione completa in un territorio che vive di vigne, borghi storici, tradizioni gastronomiche e relazioni umane. “In particolare, l’enoturismo diventa una leva fondamentale per connettere prodotto, paesaggio e identità locale, creando nuove opportunità di crescita, attrattività e occupazione – sottolinea Maccario – è attraverso questa alleanza tra competenze e territori che possiamo costruire uno sviluppo sostenibile e duraturo per l’Alto Monferrato”. In quest’ottica, le colline Unesco non sono solo uno scenario, ma un elemento strutturale dell’offerta turistica, capace di rafforzare il posizionamento internazionale delle denominazioni e dell’intero territorio.

Vino contro lo spopolamento
Oltre alla dimensione economica, il piano guarda con attenzione alle ricadute sociali. Tra gli obiettivi dichiarati figurano il contrasto allo spopolamento, la creazione di occupazione giovanile e la valorizzazione del paesaggio come bene comune. Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg, lo afferma con chiarezza: “Il futuro del Monferrato, le cui colline sono riconosciute Patrimonio Mondiale Unesco, passa innanzitutto dal vino. Per questo abbiamo fortemente voluto un convegno insieme al Consorzio Tutela Vini d’Acqui e al Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato dove presentiamo un progetto condiviso di sviluppo territoriale, superando approcci frammentati legati alle singole denominazioni. Il Monferrato è un ecosistema in cui produzione, paesaggio e identità sono strettamente connessi. Il vino non è solo un prodotto, ma un motore economico e sociale capace di generare valore per tutto il territorio”. La sfida, dunque, non è soltanto commerciale, ma culturale e generazionale. Rendere il Monferrato attrattivo per i giovani, creare condizioni per nuove imprese e nuove professionalità, favorire un’economia diffusa che tenga insieme tradizione e innovazione.

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Un modello per i territori rurali
L’alleanza tra i tre Consorzi rappresenta un segnale forte: la consapevolezza che la competitività internazionale si costruisce facendo rete, superando campanilismi e frammentazioni. In un contesto globale sempre più complesso, il Monferrato sceglie di puntare sulla propria identità e sulla forza del paesaggio vitivinicolo per costruire una traiettoria di sviluppo integrato. Se il vino è il cuore pulsante di queste colline, l’obiettivo è trasformarlo in un volano capace di irradiare valore su agricoltura, turismo, servizi, cultura e formazione. Una strategia che potrebbe diventare un modello per altri territori rurali italiani chiamati a coniugare tutela del paesaggio, sostenibilità economica e innovazione. Nel calice, dunque, non c’è solo un grande vino. C’è una visione condivisa che punta a riportare l’Alto Monferrato al centro della mappa vitivinicola ed enoturistica, con uno sguardo lungo, radicato nella terra ma aperto al mondo.

L’appuntamento è dunque per martedì 3 marzo 2026, dalle 16, al Teatro Ariston di Acqui Terme. Dopo i saluti istituzionali da parte dell’Assessore regionale Paolo Bongioanni e del sindaco di Acqui Terme Danilo Rapetti, seguiranno gli interventi dei rappresentanti dei Consorzi e importanti contributi scientifici: il Rettore dell’Università Bocconi Francesco Billari analizzerà i temi legati alla demografia e al ricambio generazionale, mentre Magda Antonioli rifletterà sul turismo esperienziale come driver di sviluppo. Le linee strategiche del piano triennale di rilancio saranno illustrate dall’advisor marketing del progetto Andrea Pirola di WHITEmc.

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