Skip links

3. Mauritania Itp, il the nel deserto: alla scoperta del Parc nazional di Banc d’Arguin patrimonio Unesco

di Mimmo Vita

Ultimo appuntamento con il viaggio Itp, Italian Travel Press, i giornalisti turistici italiani, in Mauritania, paese islamico a ovest del Sahel, i cui deserti sono l’essenza, governando il 90% della sua superficie. L’economia, la vita, qui è dominata dalla cultura che ha nella sabbia e nell’aridità la sua essenza. Solo la capitale Nouakchott, sulla costa atlantica, a sud del paese, si presenta come una cittadina organica al nostro immaginario. Un esempio per tutti: l’asfalto. Da noi signore dei collegamenti via terra, qui eccezione riservata ad alcune lunghe distanze e qualche cittadina, praticamente sconosciuto altrove.

Una curiosità, l’infinito treno, lungo anche due kmq, tre motrici, che torna da est, 700 km, con vagoni carichi di minerale di ferro per poi, via nave, raggiungere la Cina o altrove. E lo fa attraverso il deserto, sfiorando anche Ben Amera, l’enorme monolite (di cui ho scritto nella parte 2). Ed è proprio da qui che il gruppo Itp riparte, anch’esso con direzione mare, virando quindi verso occidente.

Le tende nella notte hanno retto bene le capricciose e fredde raffiche, talvolta sibilanti, che imperversano nella notte. L’imponenza del monolite non impensierisce questo vento del deserto, che rimodella costantemente a suo piacere i paesaggi, per questo effimeri. Non è invisibile, viene materializzato dalla sabbia che palesa i suoi giochi tra le dune.
L’effetto flou in cui il convoglio dei pick-up Itp, poco dopo l’alba, si ritrova immerso nel lungo viaggio di ritorno, è una istantanea indimenticabile. Alla guida dei mezzi giovani mauritani esperti, che affrontano con perizia e spericolatezza soffici dune, savane aride dominate da dromedari solitari e greggi di capre, estensioni pietrose o passi, una volta impervi. Opportuno tenere allacciate le cinture. Del resto alla fine verranno percorsi circa 1.500 km, in un viaggio di andata e ritorno tra campi tendati, notti in “Auberge”, cene (e pranzi) “stellati”, perché en plani air.

Bisogna perciò correre senza perdite di tempo, tanto sulle strade principali quanto nelle piste, sui sentieri, e nei tanti tanti off road dentro i deserti. Si arriva così al mare, l’oceano. Sabbia dorata, dune fin sulla battigia. Ma qui va fatta una sottolineatura che, si badi, non è da ambientalista ma da osservatore preoccupato. Lungo tutto il percorso di questi giorni di viaggio, la plastica, in tutte le sue forme, è stata una costante imbarazzante presenza, ai margini delle vie, dietro le dune, in riva al mare: tante bottigliette, ovviamente, ma anche sacchetti, bidoni, sfilacci di chiassà che.. non si tratta di inciviltà, non mi permetto, ma è certo una questione di non biodegradabilità. Il discorso si farebbe lungo, in breve dobbiamo trovare un’alternativa a questo polimero! L’inciviltà sta piuttosto in alcuni comportamenti anche dei turisti, che non lasciano questi luoghi, affascinanti e misteriosi, come li hanno trovati, regina (dopo la plastica) la carta igienica..

Ma torniamo a noi. La notte in tenda trascorre tranquilla. Anche il vento, come la sabbia, immancabile fedele compagno di questo viaggio – e storico alleato e competitor di queste genti -, sembra placarsi, per riemergere vigoroso la mattina, rendendo di nuovo flou il paesaggio. Si raggiunge così, puntando ora verso nord est, il Parc nazional di Banc d’Arguin, patrimonio Unesco, una sorta di laguna sul mare con presenza di fenicotteri, pellicani, etc. La tutela vale anche per la pesca, che qui si può praticare solo secondo la tradizione, quindi non con metodi intensivi. Dominano ancora il vento, la sabbia – dune da film si ergono quasi a strapiombo – e l’acqua, che qui invece abbonda, ma quella del mare.

A proposito del nome del parco, ricordo che la Mauritania ha raggiunto l’indipendenza dalla Francia nel 1960 e, assieme ad arabo (lingua ufficiale), idiomi e dialetti locali, utilizza ancora il francese specie nell’amministrazione, negli affari, etc.
Rientriamo così a Nouakchott, la capitale, un milione e mezzo di abitanti o poco più, un mauritano su tre circa vive qui. Un veloce passaggio al grande mercato dei cammelli (dromedari), tra i più importanti dell’Africa occidentale – si parla di 2000 € a capo, e questo fa capire quanto sia ancora importante questo camelide in Mauritania. È ormai tardi, corriamo perciò verso l’aeroporto. Speriamo le pratiche di dogana e imbarco non siano lunghe come l’andata…

Sinceramente credo sia stato un privilegio partecipare a questo tour ed incontrare una cultura poco conosciuta ed alternativa. Si tratta di un paese islamico e quindi usi, costumi e pratiche sono ben legate ai dettami del corano, lato sunnita. Ad esempio, a parte la preghiera praticata dai nostri driver 5 volte al dì, come prescritto, ha sorpreso il rito del the, con al centro le piccole diffusissime teiere, una costante ad ogni anche breve fermata. Il the alla mauritana, o “Ataya”, è qui un rituale sociale fondamentale che simboleggia ospitalità; è piacevole assistere alla sua realizzazione. Viene “ripassato” platealmente in tre infusioni distinte, ognuna con un significato diverso (amaro come la vita, dolce come l’amore, soave come la morte). Preparato in una ventina di minuti con the verde, zucchero e menta, si caratterizza per la minima dose, tipo un caffè, e la schiuma creata versandolo, con ampi gesti dall’alto, in piccoli bicchieri. Il the è tanto importante che una rotonda di Nouakchott ospita la tipica teiera mauritana, ed una sua riproduzione maxi saluta i turisti prima dell’imbarco in aeroporto. Un arrivederci di buon auspicio, che ci riporta tra le dune e le aridità mai tanto pregne di bellezza.

(3- fine)

Le puntate precedenti

1. Mauritania Itp, nel deserto verso Est: dalle formazioni dunose di Amatlich all’incantevole oasi di Aziueiga

2. Mauritania Itp, il Signore del deserto: da Chinguetti verso Atari

Lascia un commento