La Mauritania meta top per il 2026, ma le biblioteche nella sabbia sono a rischio
di Nicoletta Martelletto
La Mauritania è una meta top del 2026, che unisce il viaggio nel deserto alla scoperta culturale di un Paese assolutamente poco conosciuto perchè da poco affacciatosi sul mercato turistico . Un Paese ancora poco contaminato da usanze e stili di vita che non siano quelli tribali. Tolto lo sconsiglio della Farnesina, grazie all’equilibrio con i Paesi confinanti ottenuto dal rieletto presidente Mohamed Ould Ghazouani, la terra per eccellenza del nomadismo è sicura e affronta grandi sfide economiche (recenti accordi anche con lo Stato italiano) e identitarie. Molto si sta facendo sul fotovoltaico e sull’estrazione di risorse minerarie.


La Mauritania si visita per le splendide oasi, i canyon paradiso dei geologi, il parco nazionale Banc d’Arguin dove stazionano milioni di uccelli migratori provenienti dall’Europa, ma anche per le antiche città carovaniere dove si respira sacralità e insieme l’avanzata minacciosa del deserto. Molta della cultura nomade passa attraverso i libri: sembrerà incredibile ma è così. I libri antichi sono tra gli oggetti più preziosi di questo Paese che non possiede biblioteche pubbliche con sezioni su manoscritti e amanuensi, mentre ne sono custodi famiglie di Chinguetti, Ouadane, Tichitt e Oualata, città fondate tra il IX e il XIII secolo. Visitandole, si aprono le porte dei “savants” che mostrano rotoli e pergamene. Recitano versi, indicano formule alchemiche su pagine consunte ma ancora ben leggibili. Dimora qui un patrimonio intellettuale che incrocia mondo arabo e andaluso con l’Africa subsahariana.



Le autorità mauritane, col sostegno Unesco hanno lanciato da tempo una campagna di salvaguardia. «L’isolamento, la siccità, pessime condizioni di conservazione e la sabbia minacciano questo tesoro di libri di filosofia, matematica, religione, medicina, letteratura scritti da amanuensi, molti su pelli di animali»: già diplomatico, da conservatore culturale Ahmed Mahmoud Mohamed Ahmedou di Nouakchott è stato quest’anno in Italia per parlare dei libri della sabbia. All’Ulissefest di Lonely Planet, il dottor Ahmed Ahmedou ha ringraziato l’Istituto internazionale di Antropologia, con sede in Italia, che dagli anni Novanta ha promosso convegni e organizzato mostre (da Milano a Cuneo, Firenze, Torino, Verona)sull’importanza dei manoscritti sahariani, sulla creazione di un comitato euro-africano per la Conservazione e la pubblicazione dei manoscritti sahariani e saheliani. Un ruolo attivo lo ha anche avuto il Centro per la catalogazione e il restauro dei beni culturali del Friuli-Venezia Giulia, che ha formato specialisti mauritani in restauro e creato laboratori di conservazione.

L’associazione Notetempo ha poi pubblicato un catalogo dei manoscritti della Fondazione Abel Habott di Chinguetti. «Ma tutto questo non basta a salvare i nostri libri – osserva l’ex diplomatico – chi visiterà il nostro Paese si faccia ambasciatore di un patrimonio che rischia di scomparire. Per voi una biblioteca pubblica è una cosa scontata. Per noi salvaguardare i tesori manoscritti delle città sahariane mauritane è più di uno sforzo di conservazione: è un atto di giustizia patrimoniale, trasmissione tra generazioni e diplomazia culturale».
