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A Edimburgo d’inverno un’immersione scozzese tra castelli, kilt e cornamuse

testo e foto di Giovanni Stefani

Arrivo di notte, città che dorme, dal taxi profili sfuggenti di case antiche e finestre buie. Qualcuno si attarda, barcollando, fuori da un locale. Freddo quanto basta. Ma al mattino, appena usciti dall’hotel, ecco che si respira immediatamente un’aria speciale. Si respira e si sente. Sì, è lei. E’ la cornamusa. Il suono attrae, come quello di un pifferaio magico. Lo segui percorrendo una breve vicolo acciottolato in salita e ti ritrovi sul Royal Mile, il miglio reale. E’ la via principale. E’ la spina dorsale del centro storico di Edimburgo, la strada che da una parte sale fino al castello e dall’altra scende al palazzo di Holyrood, la residenza ufficiale in Scozia di sua maestà il re. Un concentrato di storia e bellezza lungo 1814 metri, da percorrere con calma, per non perdersi niente.

La cattedrale di Sant’Egidio

Immersione immediata, dunque, nel clima medievale di una città sorprendente. In un sabato di gennaio i turisti si trovano proiettati nel passato e in tutto quello che pensiamo di sapere della Scozia: il suonatore di cornamusa, appunto, la vetrina dell’elegante negozio di kilt (non per visitatori occasionali e stranieri, ma orgogliosamente per i residenti), le guglie scure della cattedrale di Sant’Egidio, St Giles in inglese, i pub. Una passeggiata d’arte e di costume che vale, da sola, il viaggio fin quassù.
Ma ovviamente c’è molto altro.

Prendiamo il castello. E’ una cittadella-fortezza in cima ad una delle colline che dominano la città. Ha origini antiche: alcuni edifici sono del 1100, altri del 1500. Nei secoli, è cambiata, mantenendo sempre la sua veste militare. Qui c’è una guarnigione permanente, seppur per rappresentanza, e qui hanno sede i musei dei corpi militari scozzesi. Si possono visitare le prigioni e a metà giornata i turisti si radunano per assistere al colpo di cannone delle ore 13. E’ un’antica tradizione. Si chiama One O’Clock Gun e consentiva ai marinai dei velieri ormeggiati nel porto di regolare gli orologi di bordo.

Il castello di Edimburgo
Il panorama dal castello

Il panorama è grandioso. Edimburgo, 500 mila abitanti, si distende tra le colline e il mare, il Mare del Nord. Lo sguardo si allunga, immaginando già un viaggio – estivo, questa volta – nelle sterminate e ventose brughiere punteggiate di altri castelli, pecore, scotch whisky e chissà che altro.
I prezzi in sterline e gli autobus doppi e rossi confermano… che siamo nel Regno Unito, ma qui è diverso dalla conosciutissima Londra: traffico più tranquillo, ritmi più distesi, niente edifici moderni accostati a quelli antichi. Sembra tutto più autentico.

Il giorno dopo, domenica, passeggiata al Dean Village e a Stockbridge: sono quartieri di archeologia industriale sulle rive del fiume Leith. Si cammina serenamente in mezzo alla natura, seppure spoglia come vuole l’inverno, e si raggiungono in breve tempo austere strutture dal passato produttivo. A Dean Village c’erano undici fabbriche che lavoravano con i mulini ad acqua. L’area, decaduta negli anni Sessanta del Novecento, oggi è stata recuperata ed è diventata residenziale ed esclusiva. Così come Stockbridge, affascinante per i suoi edifici in mattoni, i ponti e le strade in pietra. Per noi italiani è… tutto molto pittoresco!

Tra Dean Village e Stockbridge

Oltre al castello, altro spettacolare punto panoramico sulla città è Calton Hill, una collina sulla quale sorge una colonna dedicata a Nelson: si può salire con parecchi gradini ma ne vale la pena.
E’ già tempo di tornare, perché quello scozzese è stato solamente un weekend. Nessuna pretesa di aver visto la Scozia né di averla capita: solo un assaggio, un primo passo in una nazione di grande fascino.

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