Vento, vulcani e cascate: dieci giorni in Islanda, ovvero la Terra com’era all’inizio
testo e foto di Giovanni Stefani
La terra è nera, le montagne verdi, spesso verdissime, e sovrastate dalle tracce di neve, i ghiacciai bianchi e azzurri, le cascate e i torrenti color piombo, talvolta marrone, l’oceano è grigio ma, con il sole, vira sul blu… Islanda, tanti colori anche lassù, nel Profondo Nord dell’Atlantico, dove si incrociano il freddo della Groenlandia e la tiepida Corrente del Golfo. “Ti sembrerà di arrivare in un altro mondo”, mi diceva, prima della partenza, chi c’era già andato. E’ così: l’Islanda ha tutta l’aria di essere un altro pianeta. Una Luna piena di ossigeno e di bellezza. O Marte, crateri e montagne all’infinito. Oppure – più semplicemente – una Terra così com’è stata creata all’origine, prima che l’uomo ci mettesse le mani.
Dieci giorni per compiere il giro dell’Islanda. Certo, non sono tanti: molti luoghi meriterebbero una sosta prolungata, fatta di osservazione e riflessione, per capire almeno un po’ come si vive in quest’isola meravigliosa, battuta dal vento, diversa tra nord e sud, con una sorpresa dopo ogni curva. Vi proponiamo comunque questo itinerario perché potrebbe aiutare qualcuno a costruire il suo.


Primo giorno
Volo diretto Venezia-Reykjavìk, una novità 2026: nemmeno quattro ore con Icelandair e si viene catapultati sulla penisola di Reykjanes, ovvero una distesa di lava che ospita l’aeroporto di Keflavik ma anche la Blue Lagoon (una spa geotermica) e una curiosità, il cosiddetto Ponte tra i Continenti, una passerella pedonale che unisce la placca tettonica nordamericana e quella euroasiatica. Ma il bello dell’Islanda deve ancora cominciare, e non è nemmeno Reykjavìk, la capitale dello Stato, seppure si tratti di una cittadina moderna con 140 mila abitanti, una pittoresca via centrale piena di negozietti e ristoranti e tanti quartieri residenziali, parchi e… perfino alberi, una rarità in Islanda. Domina il panorama l’imponente Hallgrímskirkja, la chiesa luterana in stile basaltico, a somiglianza delle rocce caratteristiche di alcune zone. Temperatura: 12 gradi, e sarà così a lungo.
Secondo giorno
Il vero spettacolo comincia al Parco nazionale Þingvellir, dal 2004 patrimonio Unesco: canyon e cascate, un grande lago, fiumi, pianure sono il biglietto da visita simbolico dell’Islanda perché qui si vuole sia nato il primo parlamento del mondo, anno 930. E siamo già nel Cerchio d’Oro, il percorso turistico più famoso del Paese.
Nemmeno un’ora di auto ed ecco Brúarfoss, la cascata più fotografata: l’acqua scende da due lati in mille rivoli e precipita in un imbuto color turchese. Un’altra mezz’ora ed ecco la straordinaria Gullfoss, la cascata più imponente: due salti d’acqua che si schiantano rumorosamente in una gola stretta e profonda. Poco lontano, i geyser Geysir e Strokkur: quest’ultimo è attivissimo: erutta ogni 5-10 minuti.


Terzo giorno
Distese di verde sotto un cielo di ghiaccio. Talvolta, pioggia orizzontale spinta dal vento. Si macinano chilometri fino a vedere Seljalandsfoss: è tra le cascate più note. Di una tale bellezza che non manca in ogni calendario d’Islanda. Particolarità: il sentiero consente di arrivare alle sue spalle e, pur bagnandosi parecchio, di avere una prospettiva eccezionale. Accanto, c’è Gljùfrabùi, un altro getto d’acqua nascosto tra le rocce.
Ci si bagna anche a Skógafoss: 60 metri di altezza, 25 di larghezza: una cascata imponente e fragorosa. L’acqua scende dal del ghiacciaio Eyjafjallajökull che ricopre il vulcano Eyjafjöll, quello che nel 2010, con la sua eruzione, bloccò i voli di mezza Europa.
E poi c’è Kvernufoss dove l’acqua cade da 40 metri sfiorando pareti rocciose ricoperte di muschio verde.
Sfruttando la luce serale estiva – il sole tramonta alle 23.30 e di fatto il buio non arriva mai – c’è anche il tempo di arrivare nel paesino di Vík í Mýrdal con le sue celebri spiagge nere. Quella di Reynisfjara ha un fascino inquietante: faraglioni, scogliere e onde anomale da cui stare lontani.

Quarto giorno
Paesaggi lunari e chilometri di deserto nero per raggiungere il canyon di Fjaðrárgljúfur: pareti a strapiombo e cascate. E’ profondo cento metri e lungo due chilometri, di una bellezza commovente. E qui ci avviciniamo al Parco nazionale del Vatnajökull, ovvero il più grande ghiacciaio d’Europa per volume. Il manto è spesso fino a un chilometro e le sue lingue si allungano maestose nelle vallate circostanti. Tra i luoghi più spettacolari, il canyon Mùlagljùfur e la laguna glaciale di Jökulsárlón dove enormi blocchi si staccano dal ghiacciaio e galleggiano sulle sue acque prima di scivolare verso l’oceano.
Quinto giorno
Stokksnes è una penisola di sabbia nera tra una spettacolare catena di montagne e l’oceano; Djúpivogur un pittoresco villaggio costiero di soli 447 abitanti in cui sostare; la strada n. 939 è una sorta di passo sterrato – in luglio si percorre con auto normale senza problemi, non serve il 4×4 – che consente di assaporare l’Islanda più remota per giungere poi a Egilsstaðir, una cittadina che, sorpresa!, riserva oltre 20 gradi e gli abitanti si svestono d’estate. Da qui, immancabile una puntata a Stuðlagil, altro strepitoso canyon con colonne di rocce basaltiche.

Sesto giorno
Una salita di 15 minuti a piedi e si giunge sul bordo del cratere del vulcano Hverfjall, un chilometro di diametro e l’impressione di essere astronauti in esplorazione. Vicino c’è la zona geotermica Landsvirkjun, che poi è il nome della compagnia elettrica nazionale dell’Islanda, tutta statale: produce oltre il 70% dell’energia elettrica del Paese utilizzando esclusivamente fonti rinnovabili. Altre cascate: prima la Dettifoss, che è la maggiore cascata europea e ha qualcosa di spaventoso, e poi la Selfoss, e dire imponente è poco. Grandi scogliere verdi affacciate sull’oceano ci accompagnano fino al porto di Húsavík, dove si vive di pesca e di turismo. Il villaggio è considerato la capitale dell’osservazione dei cetacei.
Settimo giorno
E infatti, eccoci imbarcati e bardati (contro il vento e il freddo) alla ricerca di balenottere e megattere. Da Hùsavik partono infatti numerosi tour: tre ore nella baia a seguire i cetacei che prima sbuffano nell’aria, poi si inarcano e vanno giù, verso il fondo, mostrando la loro spettacolare coda. Proseguendo, la grande cascata di Goðafoss, la Cascata degli Dei, un salto di 12 metri per una larghezza di 30. Più avanti, la città di Akureyri, la seconda d’Islanda, si presenta con una curiosità nei semafori: il rosso è a forma di cuore, invenzione per risollevare gli animi nei giorni della crisi finanziaria del 2008.


Ottavo giorno
Siamo nel frastagliato Nord e il viaggio segue una strada costiera che è uno spettacolo, specie con il sole. All’orizzonte la piccola isola Grimsey, dove passa il Circolo Polare Artico. Deliziosi i paesi di Dalvik, Ólafsfjörður e Siglufjörður, sperduti nell’immensità delle montagne, del verde e del mare. Tappa serale ad Hvammstangi.
Nono giorno
Grandi panorami tra nord e ovest ci accompagnano nel penultimo giorno di viaggio. Da non perdere Grundarfjörður dove c’è la montagna più fotografata d’Islanda, Kirkjufell, a picco sull’oceano e accompagnata da una vivace cascata. Qui furono girate due stagioni de “Il trono di spade” e si spiega così l’afflusso di turisti da tutto il mondo. Da qui a Reykjavík sono due ore e mezza.

Decimo giorno
Bagagli, aeroporto, un esercito di turisti che restituisce l’auto a noleggio e rientra a casa. Un solo balzo per lasciarsi indietro la natura selvaggia, il vento, la Terra com’era all’inizio, prima che l’uomo, appunto, ci mettesse le mani….