Le Olimpiadi invernali viste da vicino: un evento che accomuna il mondo
testo e foto di Giovanni Stefani
Vista da vicino, un’Olimpiade è una bella festa, ma anche una macchina dai mille ingranaggi, e ognuno deve funzionare, altrimenti tutto s’inceppa. A Cortina d’Ampezzo l’impatto è tosto: il paese – perché, in fondo, Cortina è solo un paese di montagna – è completamente dedicato all’evento: una zona a traffico limitato che comprende tutto il territorio comunale, locali affittati dai vari comitati olimpici per farne la loro “casa”, alberghi e appartamenti da tutto esaurito (con prezzi folli per pernottare) e tre grandi aree dedicate alle gare: la pista delle Tofane per lo sci alpino femminile, lo stadio del ghiaccio per il curling e la pista da bob per lo slittino, lo skeleton e, appunto, il bob. Nomi e cartellonistica anche in inglese, per farsi comprendere dal variegato pubblico internazionale. Così lo stadio, quello che nel 1956 ospitò l’inaugurazione dei Giochi, si chiama Cortina Curling Olympic Stadium, e la pista da bob intitolata al “rosso volante” Eugenio Monti è il Cortina Sliding Centre. Bandiere dappertutto, ma senza quella classica con i cinque cerchi: è proprietà del Comitato Olimpico Internazionale e l’eventuale utilizzo ha costi salatissimi. Perciò Cortina se n’è inventata una tutta sua che ricorda anche le Olimpiadi di 70 anni fa.



Una passeggiata lungo corso Italia, la via principale, ed è subito immersione nel pianeta della passione sportiva, dei colori, delle emozioni da condividere. Ci sono la coppia tedesca con cappelli pittoreschi, il gruppo rumoroso di statunitensi, i cinesi, i canadesi, gli australiani, gli spagnoli… C’è il mondo, quassù, che ha macinato migliaia di chilometri per sostenere una sciatrice o un bobbista con genuino entusiasmo. O soltanto per curiosare. Tutti portano i loro colori nazionali con orgoglio, vanno a caccia di panini e di souvenir e camminano sicuri verso i luoghi delle gare. C’è anche un esercito di volontari che li accompagna passo dopo passo: sono soprattutto giovani, vengono da tutta Italia, parlano un discreto inglese e, avvolti nelle loro tute marchiate Milano Cortina 2026, danno gentilmente spiegazioni, indicano i percorsi e, perché no, consigliano i bar e i ristoranti più vicini.



Verso sera, mentre nella vallata ampezzana Cortina s’accende come un presepe nella neve, tutti assiepati attorno alle curve dello slittino: un gruppo di atleti muscolosi che si getta con abilità e, diciamolo, con un bel po’ di incoscienza nel budello ghiacciato, senza alcuna protezione. Ogni piccolo gesto e ogni vibrazione possono compromettere la gara che si svolge sul filo dei millesimi di secondo, mentre gli speaker, in inglese e italiano, aiutano gli spettatori a capire la gara con il sostegno dei grandi schermi. Impressionante la velocità: oltre 130 chilometri all’ora, una volata colorata d’azzurro o di rosso, un’emozione che vola via in un attimo.



La notte Cortina si assopisce, ma dentro le “case” delle varie nazioni è tutta una festa: portate gourmet, fiumi di birra, musica e festeggiamenti riservati a chi ha vinto una medaglia. Entusiasmo alle stelle, qualunque sia il metallo. Sotto i simboli di Italia, Austria, Germania, Svizzera e Slovenia si svolgono conferenze promozionali del turismo nazionale, incontri con gli atleti, cene che valorizzano i prodotti tipici. Ci sono, ospiti, tanti campioni del passato e del presente.
Alle Olimpiadi ognuno celebra la propria identità, dipingendo però a pennellate decise un mondo unico, quello dello sport, dove i valori sono comuni. E, almeno per un po’, il mondo delle guerre è lontano.


