La Giornata della Memoria: a Padova un tempio ricorda chi disse “no” al nazifascismo
Testo e foto di Giovanni Stefani
C’è un luogo silenzioso, in mezzo a una delle nostre città, dove la memoria si coltiva passo dopo passo, dove il tempo sembra essersi fermato, ma in realtà avanza piano piano, al ritmo lento dei ricordi. E’ il Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto, a Padova.
E’ un posto diverso dagli altri: è l’unico tempio in Italia che ricorda compiutamente gli I.M.I., gli internati militari della Seconda Guerra Mondiale. Sono quegli oltre 600 mila soldati dell’Esercito Italiano che furono abbandonati a se stessi dopo l’8 settembre 1943.


Quel giorno, uno spartiacque nella storia del nostro Paese, il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio proclamò alla radio l’Armistizio concordato con gli Alleati. L’annuncio, alle 19.42, ordinò che da parte delle nostre Forze Armate doveva cessare qualsiasi atto di ostilità nei confronti degli Anglo-americani e che esse «reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza». Il riferimento è alla reazione tedesca, ma nessuna disposizione venne data ai nostri soldati che furono colti di sorpresa. I tedeschi, invece, avevano predisposto già da due mesi un piano operativo per occupare l’Italia e disarmare le nostre Forze Armate anche fuori dei confini nazionali.
La notte che seguì segnò l’inizio della tragica odissea dei nostri soldati che vennero catturati dai nazisti – in Italia, ma anche nei Balcani, in Grecia, in Corsica – e deportati. La loro destinazione: i campi di prigionia in Germania. Per Hitler erano “traditori” del Patto d’acciaio firmato nel 1939 che legava militarmente l’Italia fascista alla Germania nazista. E gli Imi vennero così privati dello status di prigionieri di guerra, condizione che, invece, era tutelata dalla Convenzione di Ginevra del 1929.


Gli internati militari furono costretti al lavoro in condizioni terribili e soffrirono il freddo e la fame. Nonostante questo, quasi tutti dissero “no” alle lusinghe nemiche che promettevano la libertà in cambio dell’adesione al nazifascismo e alla Repubblica di Salò. Meglio morire qui – si dissero – piuttosto che rientrare in patria e combattere contro i nostri fratelli, i nostri amici.
Quella degli Imi fu una Resistenza silenziosa e poi dimenticata per molti anni. Soltanto di recente è stata riconosciuta come una pagina eroica della nostra storia, fino all’istituzione, con la legge n. 6 del 13 gennaio 2025, di una “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra mondiale”. Questa giornata è stata celebrata per la prima volta lo scorso 20 settembre. Le fotografie che vedete sono state scattate quel giorno.

Il Tempio di Padova, nel quartiere Terranegra, è un sacrario eretto nel 1953 su idea del parroco don Giovanni Fortin, sopravvissuto al campo di sterminio di Dachau. Qui migliaia di piccole lastre di marmo, chiamate “marmette”, ricordano gli Imi mentre, proprio a fianco della chiesa, un Museo dell’Internamento, aperto nel 1955 e ristrutturato nel 1999, ospita documenti, oggetti, abiti e fotografie che raccontano la drammatica esistenza dei soldati nei campi di concentramento. Dal 2007 il museo è gestito dall’Associazione nazionale ex internati, l’Anei, una associazione tuttora molto attiva nel coltivare la memoria di quel tragico periodo del nostro passato.
Una visita a questo luogo è un omaggio ai tanti italiani che sono morti nei campi di prigionia e a quelli che, pur riusciti a rientrare a casa, portarono per sempre una ferita nel cuore.
