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Alla scoperta del Marocco: zaino in spalle e non solo…

di Paola Malagoli

Non solo città imperiali e deserto per chi sceglie come meta il Marocco.
Il primo viaggio alla scoperta di un Paese dalle mille sfaccettature prevede queste tappe obbligate, ma attraversando con troppa fretta i tragitti montani, le lunghe strisce di terra che si affacciano sull’Oceano e l’entroterra è possibile scovare piccole cittadine dove i colori della terra, dei tramonti e del mare si fondono in maniera magica con quelli lasciati dalla storia o creati dalle tradizioni.

Vado spesso in Marocco, una terra che mi ha subito trasmesso emozioni, alla ricerca di nuovi angoli da scoprire. Viaggio con i mezzi pubblici, senza fretta, oppure in 4×4 con autista per poter raggiungere in solitudine posti inesplorati.  Così ho fatto anche questa volta quando ho visitato prima i dintorni di Tangeri, poi quelli di Agadir. Mezzi pubblici a Tangeri, città che gode di un fascino particolare, Toyota e autista sulle dune sabbiose a nord e sud di Agadir.

Cominciamo da Tangeri e dintorni
Tangeri non ha bisogno di presentazioni, in quanto vive di luce propria, perfettamente inserita nei circuiti turisti. Non la stessa cosa per Cap Startel, che si trova a una manciata di chilometri, punto di incontro e di scontro tra la forza dell’Oceano Atlantico e le correnti più delicate del Mar Mediterraneo. Una linea di confine tanto precisa quanto impercettibile, individuabile dall’alto di questo promontorio che regala ampie vedute anche verso la costa spagnola. Ma Cap Spartel non è solo punto di incontro tra due mari, ma anche luogo ricco di storia in quanto per secoli è servito come punto di riferimento per i navigatori. I Fenici, i Romani e più tardi i pirati del Mediterraneo hanno solcato queste acque di confine lasciando tracce delle loro culture. In vetta al promontorio si trova un piccolo faro, che ospita un museo e che regala uno splendido panorama. Vale la pena salire in cima, non è troppo faticoso.

Si prosegue verso le Grotte di Ercole, sito turistico ahimè, mescolandosi alle frotte di orientali armati macchine fotografiche, pronti a mettersi in fila per scattare foto con il meraviglioso sfondo dell’Atlantico. Mi immergo anche io in questo luogo intriso di leggende, in quanto secondo il mito, nella sua undicesima fatica, Ercole dormì qui lungo il suo cammino verso il Giardino delle Esperidi, che sorgeva dove si trova oggi la città di Larache, per andare a rubare le tre mele d’oro che conferivano l’immortalità. Secondo un’altra storia le grotte costituiscono la fine di un tunnel, lungo 24 chilometri, che collegava il Marocco alla Spagna, passaggio usato anche dalle famose scimmie macaco di Gibilterra, arrivate dall’Africa.
Ora non ci sono né Ercole né le scimmie, ma si ammira una finestra sull’Oceano, che ricorda la forma dell’Africa e che pare sia stata aperta dai Fenici. All’ora del tramonto lo spettacolo è magico.

Una volta riemersi, da qui si raggiunge facilmente un piccolo angolo di paradiso, qual è la spiaggetta di Achakar, racchiusa in una baia silenziosa. Si scende nella caletta e a dorso di dromedario si cammina a pelo d’acqua cullati dalla dolce risacca, guardando il sole che lentamente va a coricarsi nell’Oceano.

Un po’ più giù, usando il treno, tappa imperdibile è Assilah. Siamo nella “città degli artisti”, affacciata sulla ventosa costa atlantica. Qui il tempo sembra scorrere lento, accompagnato dal suono del mare che si infrange sulle mura di cinta, circondati dalle opere d’arte disegnate sulle facciate delle abitazioni. Non si sono monumenti da visitare, ma poco più di un chilometro di muro di cinta che racchiude la piccola e silenziosa Medina dove non circolano nemmeno i motorini (una rarità in Marocco!). Bello perdersi tra le pennellate bianche e azzurre delle tortuose viuzze e dei vicoli ciechi, curati e puliti all’inverosimile. La vera caratteristica di Assilah arriva dal Moussem (Festival) degli Artisti, che si svolge ogni anno a partire dal 1978, quando sue intellettuali della città ebbero l’idea di creare un evento artistico che potesse ridare anima a un borgo che stava vivendo un momento di decadenza. Appoggiati da re Hassan II diedero vita a una tradizione di street art che viene portata avanti con sempre maggiore e qualificata partecipazione, che ha cambiato così il volto ad Assilah.

Nel prossimo racconto vi parlo dei miei tre giorni nei dintorni di Agadir, muovendomi questa volta in 4×4.

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