Alaska, dove la natura detta ancora legge: l’avventura comincia ai confini del mondo
testo e foto di Sonia Anselmo
Ghiacciai e fitte foreste, monti con le neve perenne e borghi arroccati nei fiordi, cascate e rocce, orsi e aquile, balene e orche, salmoni e foche, cercatori d’oro, avventurieri e nativi. L’Alaska dalla natura selvaggia, incontaminata, porta con sè fascino eterno di una terra ancestrale ancora poco conosciuta e di frontiera, di storie e tradizioni antiche anch’esse poco raccontate. Bellissima e indomita, strega in ogni angolo, con l’estate lieve del sole di mezzanotte, con l’autunno che tinge gli alberi e con la primavera che riemerge dal lungo inverno con la rinascita. E’ affascinante persino con le nuvole basse e cineree che si confondono con l’acqua altrettanto grigia senza distinguersi: guardando le sponde dalle scogliere a picco o dalle foreste fino a lambire la riva viene da pensare che prima o poi spunti una dea dei boschi o qualche creatura fatata di un altro mondo, mentre uno sprazzo di sole dona al tutto una luce argentata.


E’ molto verde, l’Alaska, ma anche rosa come i tramonti che incendiano il cielo, marrone come il manto degli orsi, nera come le rocce vulcaniche che affiorano dall’acqua come strani castelli, bianca come la neve in cima ai monti. E incredibilmente azzurra come le mille sfumature del ghiacciaio Dawes, all’estremità del fiordo Endicott Arm: prima di arrivare davanti al muro d’acqua tinto di blu, per le molecole molto dense che assorbono le lunghezze d’onda rosse dello spettro visibile, lasciando passare e riflettendo solo quelle azzurre, si naviga nel fiordo pieno di iceberg vaganti in un panorama talmente intenso da togliere il fiato. Blocchi di giacchio si staccano con rombanti tonfi dal ghiacciaio di Dawes, è una sua caratteristica insieme al colore, gli umani restano sorpresi, le foche che qui allevano i cuccioli rimangono immobili sulle rocce, mentre i gabbiani e le aquile continuano a volteggiare davanti alla parete azzurra (per maggiori dettagli).


Questa meraviglia della natura dell’Alaska fa sentire più vicini a qualcosa di ancestrale e spirituale. E’ solo una delle escursioni che si possono fare con le navi da crociera: tra l’altro ora l’Alaska è più vicina all’Italia grazie a Msc che da maggio 2026 ha debuttato in queste acque con la sua Poesia, partendo da Seattle, e che fa tappa in vari luoghi dell’Alaska del sud. Compresa Juneau, la capitale dello Stato, da dove si parte sia per la gita in barca per il ghiacciaio e sia per visitare i fiordi per l’avvistamento di balene, orche e delfini, ma si possono anche fare trekking nei dintorni, kayak sui laghi e altre attività.
Juneau è un porto frequentatissimo, una bella città estesa su un paesaggio florido, tra ghiacciai, laghi, monti e cascate, dove conoscere meglio la storia dei cercatori d’oro che alla fine dell’Ottocento si riversarono in questi lidi (due di essi la fondarono) e le tradizioni dei nativi, ma anche per fare shopping tra prodotti artigianali, come i monili d’argento con le pietre locali, e degustare il granchio reale e il famoso salmone dell’Alaska.


La capitale del salmone è però Ketchikan, la porta dell’Alaska essendo la prima che si incontra arrivando dal Canada.
Fu fondata, proprio all’imbocco del Inside Passage, una rete infinita di canali, fiordi e isole, che la ha resa città di frontiera, a poco meno di 150 km dal Canada, nel 1885 da alcuni proprietari di un’industria di scatolamento per il salmone. Impossibile non assaggiarlo qui, con mille ricette e preparazioni. A Ketichikan, con le sue casette di ogni colore, si può scoprire anche la storia e la tradizione delle popolazioni native che hanno abitato questo territorio da 10 mila anni, tra musei, esperienze e totem da visitare. Patria di avventurieri, cercatori d’oro, minatori, boscaioli, mantiene in Creek Street, il centro, proprio questa aurea da vecchio west, da mito di confine.
Nel piccolo porto di Ketchikan, poi, partono le imbarcazioni per il Misty Fiords National Monument. Mentre la barca scivola sull’acqua lentamente si ammirano pareti rocciose a picco, isolette ricche di alberi, cascate fragorose e altre più piccole, scogliere di granito ripide, foreste e boschi. Il luogo più simbolico di tutto il Misty Fiords è un pilastro di basalto, alto e solo, che emerge dall’acqua e dalle brume grige quasi drammaticamente: New Eddystone Rock è stato formato da antiche bocche vulcaniche e modellato dai ghiacciai, con la roccia che è parzialmente coperta di vegetazione e sembra uscito da un film apocalittico (per i dettagli).


Un’altra tappa della crociera in Alaska è l’isola Chichagof con la punta di Icy Strait Point: all’apparenza può sembrare molto turistica, con la funivia, i negozi di souvenir, la zip line tra le più alte e lunghe del mondo, ma in realtà, quando i visitatori sciamano, diventa un’oasi di pace, dove vivere veramente a contatto con i nativi: a Hoonah, l’unico villaggio dell’isola, abitano solo i discendenti delle tribù, sono loro che si occupano delle attività locali, i cui guadagni vanno interamente alla comunità nativa. Si vantano anche del fatto che qui ci siano più orsi che umani, ben tre contro uno: non è difficile vederli
durante le passeggiate organizzate nei boschi vicino al fiume Spasski o se si è fortunati attraversare le strade (per i dettagli) Una delle tante magie che compie la natura selvaggia dell’Alaska, un luogo di emozioni pure.

