La casa, la chiesa, il museo: Canale d’Agordo ricorda così Giovanni Paolo I, il Papa del sorriso che governò soltanto un mese
testo e foto di Giovanni Stefani
Tutto è a pochi metri di distanza: la casa, la chiesa parrocchiale, la piazza, la scuola. I luoghi natii di Albino Luciani, quelli della sua infanzia e della sua giovinezza. Il paese è piccolo: Canale d’Agordo, terra di incroci culturali e linguistici tra Veneto, Trentino e Alto Adige, è un gioiello di bellezza semplice nello scenario di quelle Dolomiti bellunesi famose nel mondo. Qui un ragazzino ricco di fede cominciò la sua scalata verso l’inimmaginabile: diventare Papa. E com’è possibile che un Papa arrivi da un posto così, lontano da Roma, lontano da tutto? La storia di papa Luciani, che da pontefice prese il nome di Giovanni Paolo I, racconta proprio come le vie del Signore siano infinite.


Oggi si può visitare la casa natale. Poche stanze per una famiglia povera e numerosa, un ripostiglio per gli attrezzi del padre, la cucina con la “sua” sedia, proprio quella: Albino Luciani, già vescovo a Vittorio Veneto e poi Patriarca a Venezia, la chiedeva per sé quando rientrava a far visita ai genitori e ai fratelli, spalle alla finestra e sguardo diretto alle persone per entrare in contatto, per chiedere, per sostenere.
Nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, nella piazza del paese, il futuro pontefice mosse i primi passi religiosi. Nato nel 1912, a nemmeno 23 anni, nel 1935, celebrò la sua prima messa grazie ad una speciale dispensa. L’altare è sempre quello, e accanto, scolpito in legno, quello che invece ricorda la visita del suo successore, papa Wojtyla, Giovanni Paolo II.




Ricco di documenti, oggetti, fotografie e video il museo dedicato a papa Luciani: vari piani di un edificio storico, compresa un’ala moderna, ripercorrono la sua vita terrena, dagli anni del seminario a Feltre e a Belluno fino ai primi incarichi importanti. Pannelli esplicativi, anche in inglese, vetrine e schermi aiutano il visitatore ad orientarsi e capire il valore dei messaggi di questo Papa che arrivava dalle montagne: la semplicità, l’umiltà, ma anche la lotta a difesa dei più deboli, la lotta alle ingiustizie sociali. Mentre si leggono le didascalie, ti sorprende la “sua” voce: mite e amorevole.
Bravissimo Loris Serafini, direttore del Musal – Museo Albino Luciani – e della Fondazione Papa Luciani: sa davvero tutto della vita di Albino Luciani. Snocciola date, aneddoti e vicende con una semplicità disarmante, unendo professionalità ad affetto sincero. Si capisce che l’esistenza di Giovanni Paolo I ha segnato – e continua a farlo – anche la sua.
I luoghi di papa Luciani, che è Beato dal 2022, sono un interessante itinerario culturale, religioso e turistico. Comprendono anche una Via Crucis, la Casa delle Regole e un gioiello nascosto nei boschi: sopra la frazione di Sachet, nel vicino comune di Vallada Agordina, c’è la chiesa di San Simon, già definita la “cappella Sistina delle Dolomiti”. Chiesetta tipica alpina, in stile tirolese a guglia alta, è monumento nazionale dal 1887 grazie agli affreschi di Paris Bordon, il miglior allievo di Tiziano. Immagini sacre di significato profondo, arredi preziosi in legno, un organo le cui sonorità si perdono tra gli abeti.


Il Museo – chiamato Musal Museo Albino Luciani – è operativo da un decennio, la casa natale del Papa è visitabile da qualche anno in meno. Grande afflusso di turisti in luglio e agosto, grazie alla vicinanza di località come Falcade e Alleghe, mentre nel resto dell’anno gli operatori lamentano fin troppi vuoti, come del resto accade ai paesi di montagna, con sempre meno servizi e meno abitanti. Eppure la memoria di papa Luciani è viva in migliaia di persone: dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Francia all’Australia, sui quaderni del museo e della casa si leggono dediche commosse pensando a quel Papa semplice che diceva “la Chiesa è anche mamma”, che con sincerità diceva che non si sarebbe mai aspettato un incarico del genere, il più alto possibile nella Chiesa, ma che dimostrò, anche nelle poche settimane di pontificato, un grande coraggio nell’affrontare i grandi problemi del Clero e nel lanciare messaggi di forza inaspettata.
Ogni 26 agosto, il giorno dell’elezione, si ricorda – e si ricorderà – papa Albino Luciani. Ma la memoria concreta che si tocca qui, in questo paesino di montagna, non si trova altrove. Perciò una visita a Canale d’Agordo è un atto necessario per chiunque voglia ripulirsi l’anima e ripartire più leggero e sereno.
