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“Sono (ancora) viva”: quando un viaggio nella malattia diventa un messaggio che colpisce al cuore

testo e foto di Michela Nicolussi Moro

Ha colpito al cuore e ha lanciato un messaggio di prevenzione e di vicinanza a tante donne lo spettacolo «Sono (ancora) viva», scritto dalla giornalista e socia di Italian Travel Press Romina Gobbo e andato in scena il 16 ottobre al Teatro Astra di Vicenza, nell’ambito dell’«ottobre rosa», campagna internazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno.

Romina, sul palco insieme all’attrice Silvia Budri e all’arpista Elisa Malatesti, ha raccontato il suo incontro con la neoplasia più diffusa tra le donne, il buio e la rinascita. «Disperata non lo sono stata mai — ha confessato — nemmeno quando mi hanno fissato l’intervento di mastectomia il 10 ottobre, giorno del compleanno di mio padre, che non c’è più. Quando mi vedeva partire per l’Afghanistan, il Sud Sudan, le zone più povere dell’Africa diceva: tanto tu ce la fai. E mi avrebbe detto lo stesso quando, il 29 luglio 2024, è arrivata una diagnosi che è stata come uno schiaffo. Ma ce la si può fare ed è il messaggio che ho voluto lanciare con questa rappresentazione. Sono una giornalista, ho girato il mondo, ho visitato i Paesi più poveri, mi sono reso conto che c’è chi sta peggio. Una sera, durante la convalescenza, mi sono messa a scrivere, perché è quello che so fare meglio e ne è uscito un testo. Non sapevo cosa ne avrei fatto. ma quando l’ho fatto leggere a un’amica attrice, Silvia Budri, mi disse: merita di essere portato a teatro. La pièce è nata così».

Romina Gobbo

Con il visual di Beatrice Mancini, che proietta le foto di Romina immersa nel bianco, lo spettatore vive con lei la «cronaca» di quei mesi così difficili, tra diagnosi, accertamenti, pensieri cupi e momenti di sollievo. «Non c’è disperazione, c’è speranza. Perché ce la si può fare», ripete l’autrice, mentre in sala qualche signora che ha vissuto o vive la stessa esperienza si commuove. Poi, alla voce di Silvia Budri si sostituisce quella dell’autrice: «Non sono morta, è dal buio che se si apprezza la luce. L’intervento à andato bene, il post operatorio non è stato facilissimo. I giorni duri non sono mancati. Quando stai benino ti senti Wonder Woman, quando hai dolore ti senti fragile, vulnerabile come non mai, ma si supera, un giorno alla volta, darsi tempo è essenziale. Ho deciso di scrivere perché è quello che so fare, ho deciso di scrivere per poi lasciare andare. La mia storia è la storia delle 55mila donne che ogni anno ricevono una diagnosi di tumore al seno». All’inizio la paura, la rabbia, la negazione. Poi il dolore, fisico e di cuore, il senso di solitudine, l’ansia dell’attesa, le cure. Ma a un certo punto arriva la luce: «Se dalla base della montagna guardi su verso il rifugio non ti sembra possibile farcela, ma se cominci a camminare con il tuo passo, respirando la vita a pieni polmoni, ti accorgi che la meta non è poi così lontana — scandisce Romina nel silenzio attento della sala —. Le ferite si rimarginano, quelle del fisico e quelle dell’anima e tu sei sempre tu».

L’ospedale di Vicenza

Alla serata, che ha visto come sponsor principale «la Voce dei Berici», periodico diocesano per il quale la giornalista ha lavorato 14 anni (oggi scrive per Avvenire, Messaggero di Sant’Antonio, Periodici San Paolo), hanno partecipato Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) e Andos (Associazione nazionale donne operate al seno), con materiale informativo. L’incontro si è chiuso con un talk a tema condotto dalla stessa giornalista e animato dalla presenza della dottoressa Vanessa Parise, a capo della Breast Unit (Chirurgia senologica) dell’Usl Berica, e del dottor Sebastiano Zanetti, psicologo clinico e psicoterapeuta nella stessa azienda sanitaria.

nella foto in apertura: Elisa Malatesti, Silvia Budri e Romina Gobbo

La locandina dello spettacolo

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