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Il boom dei Cammini: un film, tante guide e ora una legge. Servono nuove tecniche giornalistiche per raccontarli

La relazione di Giovanni Stefani al seminario Itp / Ordine dei Giornalisti

TTG Rimini 15 ottobre 2026

C’è un prima e un dopo, nella storia del turismo lento in Italia, e quel confine è segnato proprio dall’anno che stiamo vivendo. Il 2026 non è un anno come gli altri. Per la prima volta nella storia del nostro Paese, camminare non è più considerato solo un passatempo o un atto di devozione spirituale. Un Cammino oggi è considerato un’infrastruttura strategica nazionale protetta da una legge dello Stato. Questa novità ha innescato un effetto domino che sta travolgendo i media, le case editrici e, inevitabilmente, il nostro modo di fare informazione.

Giovanni Stefani, presidente di Itp

In febbraio è stata approvata la prima legge di settore; si sono moltiplicate le iniziative editoriali come la collana del gruppo Rizzoli Corriere della Sera con ben 30 guide, la collana “In Cammino” del Touring Club Italiano, i 26 nuovi itinerari pubblicati dalla Compagnia dei Cammini, varie monografie; il tema dei cammini ha trovato spazi in alcuni festival legati al turismo e alla cultura. Ha dato il suo contributo anche un film di successo, “Buen Camino”, quello con Checco Zalone, uscito nelle sale il giorno di Natale 2025, che ha stabilito un record: con oltre 75 milioni di euro è il film che ha incassato di più nella storia del cinema italiano, superando Avatar.

Si stanno ampliando le Giornate che celebrano i Cammini a livello regionale: la Sicilia è veterana, in questo. E’ già alla quarta edizione e lo scorso 4 ottobre ha visto realizzarsi nell’isola ben 30 eventi con 1300 partecipanti. Il Veneto ha annunciato la sua prima Giornata dei Cammini con un grande convegno a Venezia e numerose iniziative sui 13 cammini del territorio. Ci sono anche altre iniziative che coinvolgono più regioni, come Cammini Aperti, che mettono insieme Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Umbria.

Montefiascone, Lazio

Quanti sono i Cammini in Italia? Oltre 100. La Via Francigena è il pilastro storico, se ne stanno aggiungendo molti altri. Cammini storici, cammini naturalistici, cammini accessibili. Ma vediamo innanzitutto di capire qualcosa della nuova legge.

Le linee principali della nuova legge
La Legge n. 24 del 13 febbraio 2026 si chiama “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei Cammini d’Italia”, è stata approvata all’unanimità dal Parlamento e introduce il primo quadro normativo nazionale organico dedicato, appunto, alla promozione e alla valorizzazione dei cammini d’Italia, riconoscendoli come infrastrutture di valore strategico per il turismo lento e sostenibile.
Quindi, cosa cambia adesso?
• I cammini non sono più considerati semplici sentieri frammentati, ma una vera e propria infrastruttura strategica nazionale.
• C’è una cosiddetta “Cabina di regia unica Stato-Regioni”.
• L’obiettivo della legge è anche quello di contrastare lo spopolamento delle aree interne, offrendo nuove tutele e opportunità per l’ospitalità diffusa, gli agriturismi e i mercati contadini nei piccoli borghi.
Quali passi sono stati fatti finora:
• Ad aprile è stato approvato il cosiddetto “decreto catalogo”, atto preliminare per la Definizione e Classificazione dei Cammini, atto fondamentale per arrivare alla Banca Dati Nazionale, istituita presso il ministero del Turismo, per raccogliere la mappa digitale e le informazioni certificate su percorsi, servizi e strutture ricettive.
• A luglio sono state istituite presso il Ministero del Turismo la Cabina di Regia e un Tavolo Permanente: si tratta di organi di coordinamento nazionali incaricati di definire gli standard minimi di qualità, sicurezza, manutenzione e segnaletica con il coinvolgimento degli enti del Terzo Settore. Per la segnaletica, è stata adottata come riferimento quella del Cai.
• Risorse Finanziarie: Stanziati 5 milioni di euro per il triennio 2026–2028, a cui seguirà un finanziamento strutturale di 1 milione di euro all’anno a partire dal 2029, destinati alla sicurezza, alla manutenzione e al supporto dei piccoli comuni e delle aree interne.
E’ in ritardo, però, l’adozione del decreto attuativo interministeriale (che coinvolge cioè anche il ministero della cultura) Questo testo è fondamentale perché dovrà definire in modo definitivo e stringente:
• I criteri di certificazione formale per l’assegnazione del titolo ufficiale di “Cammino d’Italia”.
• Le responsabilità e le modalità di erogazione dei fondi per la manutenzione ordinaria e la sicurezza dei sentieri.

La Via Francigena del Sud

Il racconto dei viaggi (e del cammino)
Siamo di fronte a una cosa diversa rispetto al tradizionale giornalismo di viaggio. Molti di noi sono abituati a raccontare una destinazione, saltando spesso a piè pari il viaggio, specie se fatto in aereo: e dunque raccontiamo l’atmosfera di una città, i monumenti, i musei, i panorami, magari i migliori hotel e i migliori ristoranti.
Qui si tratta di raccontare i Cammini. Ed è inevitabile pensare che il modo migliore per farlo sia trasmettere le emozioni che noi stessi viviamo. E per farlo, c’è probabilmente una sola tecnica: camminare. Camminare, faticare, vivere passo dopo passo l’esperienza che stiamo facendo.

Prendiamo un grande e brillante scrittore di viaggio, Bill Bryson: nel 1997 scrive “Una passeggiata nei boschi”, avventura sul sentiero più lungo del mondo, l’Appalachian Trail, sui monti Appalachi, nel nordest degli Stati Uniti. Da questo libro è nato anche un film con Robert Redford e Nick Nolte. Bryson nel libro – in tutti i suoi libri, a dire il vero – gioca sul registro dell’ironia, anzi, dell’autoironia, quando scrive:
“I primi giorni di marcia, in questo genere di viaggi, sono sempre un inferno. Io ero fuori forma in modo indecoroso. Senza speranza. Lo zaino era troppo pesante. Ma davvero troppo. Ero assolutamente impreparato: non mi era mai capitato nulla di così difficile”.

L’evento Itp dedicato ai Cammini a Ttg 2026 di Rimini

Ma lui resiste. Tra mille avventure e disavventure racconta di un Paese, gli Stati Uniti appunto, dove la gente si muove sempre ed esclusivamente in auto e non si sogna minimamente di fare un tratto a piedi, e dice:
“La distanza cambia completamente quando si percorre il mondo a piedi. Un miglio diventa una lunga strada, due miglia letteralmente considerevoli, dieci miglia enormi, cinquanta miglia ai limiti della concezione. Il mondo, ti rendi conto, è enorme in un modo che solo tu e una piccola comunità di compagni escursionisti conoscete. La scala planetaria è il vostro piccolo segreto. Anche la vita assume una semplicità ordinata. Il tempo smette di avere un significato. Quando fa buio, vai a letto, e quando fa luce di nuovo ti alzi, e tutto quello che c’è in mezzo è solo in mezzo. È davvero meraviglioso”.

Prendiamo un altro autore di viaggi, più vicino a noi. Paolo Rumiz. Mi è rimasto impresso un suo pezzo, di oltre vent’anni fa, in cui raccontò di avere salito la Calà del Sasso, che è una antica scala di 4444 gradini in mezzo al bosco, per andare ad Asiago a intervistare lo scrittore Mario Rigoni Stern. Rumiz dice:
“È lunga come il purgatorio, scura come il temporale, la scala che ti porta al grande vecchio della montagna, lassù sull’Altopiano di Asiago. Quattromilaquattrocentoquarantaquattro gradini, ripidi da bestie, faticosi già a nominarli”.
Certo, c’è la fatica in primo piano. Ma Rumiz nei suoi libri elogia il cammino in termini così netti, così precisi, che è difficile trovare definizioni più azzeccate. Si rifà alle filosofie più note nel mondo dei camminatori, da Le Breton a Kagge, e dice:

«Nell’epoca in cui si naviga stando seduti, camminare è un atto rivoluzionario. È riappropriazione del corpo, del tempo e dello spazio». «Il cammino è il ritorno alla scala umana, l’unico modo rimasto per capire la terra. Chi cammina non consuma il mondo, lo abita; ne percepisce i profumi, i silenzi, i minimi cambi di pendenza. Camminare ti costringe a guardare in faccia la realtà e ti restituisce la sovranità sul tuo tempo».

Rumiz è un maestro sul fronte dei reportage a piedi in Italia. Tra i migliori esempi di quello che possiamo chiamare “Il Giornalismo Itinerante e Corale” c’è il suo viaggio inchiesta del 2006 lungo l’Appia Antica, poi diventato il libro intitolato Appia. Cos’ha fatto Rumiz? Non si è limitato a descrivere i monumenti romani incontrati lungo il cammino. Ha camminato per settimane da Roma a Brindisi insieme a un gruppo di esperti, denunciando lo stato di abbandono della prima grande autostrada della storia, l’abusivismo edilizio e l’incuria delle istituzioni. Al contempo, ha dato voce ai contadini, ai pastori e ai custodi archeologici incontrati lungo la via. È il perfetto esempio di come il cammino diventi giornalismo di denuncia sociale e racconto corale.

Altro modello interessante: il dossier “Italia, Paese di Cammini” che viene realizzato ogni anno da Terre di Mezzo. E’ una vera e propria inchiesta statistica che indaga tra i camminatori, andando a scoprire – per esempio – l’impatto economico sui piccoli paesi attraversati da un Cammino. Questo significa che una buona narrazione non può fare a meno dei numeri, Numeri dei flussi, delle strutture, dei passaggi ovviamente, dei bisogni.

I numeri del “popolo dei camminatori”
Ed ecco alcuni numeri interessanti, diffusi in marzo alla Fiera dei Grandi Cammini di Milano. E’ il rapporto 2026, nona edizione:

• Nel corso dell’anno precedente, ovvero il 2025, i camminatori registrati in Italia hanno fatto un balzo in avanti straordinario, raggiungendo quota 300 mila, più 56% rispetto all’anno precedente.

• L’Impatto Economico Territoriale: l’intero movimento dei cammini a piedi ha generato un impatto economico complessivo stimato in 336 milioni di euro. La spesa media giornaliera del camminatore si attesta a 87,29 euro (escludendo il viaggio per raggiungere la partenza).

• Questa ricchezza ha un’altissima valenza sociale ed etica, perché non si disperde nelle grandi piattaforme online, ma si riversa direttamente sulle micro-economie locali: piccoli alimentari, agriturismi a gestione familiare e locande nei piccoli paesi.

• Pernottamenti e Durata: il turismo lento ha generato ben 2.476.880 pernottamenti annui totali in Italia, con una permanenza media sul percorso di 7,4 giorni per viaggio.

• Identikit del Camminatore: la platea si sta ringiovanendo (il 27% ha meno di 45 anni) e geograficamente la maggior parte dei camminatori italiani proviene da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Le tecniche per raccontare i Cammini
La prima tecnica possiamo chiamarla umanizzazione del percorso. Ovvero, le storie delle persone. Il cammino è fatto di incontri. Raccogliere le storie delle persone lungo la strada – altri camminatori, i gestori delle strutture turistiche, gli anziani di un paese – significa raccontare l’identità di un territorio. Creare un collage di voci significa scrivere del vero patrimonio di un cammino. Un racconto corale.

La seconda possiamo chiamarla scrittura sensoriale. Abbiamo detto che un giornalista deve camminare. E può raccontare, come hanno fatto Bryson e Rumiz, la fatica, gli imprevisti, la pioggia improvvisa, il caldo che soffoca, le difficoltà del proprio fisico. Una narrazione in prima persona crea empatia con il lettore, magari ammirazione, o anche solo commiserazione. Ma crea un legame. E’ importante, dunque, dare spazio ai sensi: il profumo del bosco dopo la pioggia, i silenzi, il rumore dei passi sui terreni più diversi. Insomma, pochi stereotipi, molte sensazioni personali.

Poi c’è la tecnica cinematografica, ovvero la frammentazione in “scene”. Invece di raccontare le lunghe ore di cammino sull’asfalto o sulla ghiaia, possiamo isolare “fotogrammi” o micro-storie: un’alba oppure un tramonto; l’incontro con un animale; il caffè preso in un piccolo bar del paese con il suo spaccato di umanità.

Vale sempre la vecchia tecnica del diario di bordo. E’ un reportage con struttura cronologica (tappa per tappa, giorno per giorno) che mescola dati pratici a riflessioni personali.

Ma, direte voi, i tempi sono cambiati. E’ finita l’epoca dei racconti cartacei che stimolano l’immaginazione. In effetti ora possiamo parlare di narrazione digitale. Molto dipende per quale testata scriviamo, qual è il nostro lettore tipo che vogliamo raggiungere. Oggi, grazie ai social, le impressioni di viaggio non sono più soltanto belle frasi che emergono dalla nostra esperienza, ma diventano subito fotografie, filmati, frammenti della nostra camminata che raggiungono subito il pubblico sul proprio smartphone. Ed ecco il testo che si alterna alle mappe per descrivere il percorso, ecco il podcast in cui far sentire i rumori del viaggio, ecco i piccoli video da mettere sulle piattaforme con i dettagli della tappa, e via dicendo.

Se poi il pubblico è, come dire, specializzato, vuole sapere tutto sulla distanza, sull’altimetria, sui servizi che si trovano lungo il percorso, sui posti per mangiare e i rifugi per dormire. Ecco che andiamo sul data journalism. Giornalismo di precisione, mi verrebbe da dire, perché tutto deve essere perfetto. Pochi romanticismi ma molte informazioni pratiche. Il giornalista deve saper maneggiare i dati. E qui le tecnologie ci aiutano alla grande: possiamo fare giornalismo multimediale e visuale, fornendo in tempo reale tutti i dettagli della nostra esperienza di cammino.

Conclusione
Acquisire e sperimentare nuove tecniche di racconto dei cammini è un modo per arricchirsi professionalmente e sviluppare una sensibilità deontologica.

Per trasmettere informazioni di un turismo etico, consapevole, poco impattante.

Scrivere di Cammini, o documentare i Cammini in ogni modo possibile, significa rispettare i valori del buon giornalismo di viaggio, che sono innanzitutto il rispetto dei luoghi, delle persone, delle tradizioni, promuovere azioni sostenibili, favorire pratiche contro l’overtourism.

Fare un’azione sociale, direi, perché andare alla scoperta di un Cammino minore, raccontare i paesi attraversati, raccontare le storie delle persone significa dare una mano a territori poco conosciuti, dare un piccolo impulso all’economia locale, far vivere realtà minacciate dallo spopolamento.

E per concludere, andiamo a sfogliare idealmente un grande classico dei libri di viaggio, Patagonia Express di Luis Sepùlveda. Lo scrittore cileno a un certo punto dice:
«Viaggiare è un atto di egoismo e di avidità. Viaggiare è andare a caccia di storie. Non ci sono istruzioni, ognuno lo fa nella maniera che più gli assomiglia: vale tutto.»

Vale tutto, insomma. Le tecniche di racconto ci sono e ognuno può trovare quella più adatta al proprio carattere, alle proprie capacità, alla propria sensibilità.

E quindi buon viaggio a tutti, nel modo che vi piace di più.

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